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L'enigma di Ponte Milvio

Di red/comunicati 13/07/2018

L'enigma di Ponte MilvioLa Soprintendenza speciale di Roma Archeologia Belle Arti e Paesaggio ha presentato nell'area di Ponte Milvio, durante la mattinata del 13 luglio, le nuove scoperte archeologiche, fatte nell’autunno del 2017 dai tecnici dell'Acea che stavano scavando in via Capoprati, qualche metro sotto la linea del Lungotevere, per il posizionamento di un cavo elettrico. In questo punto è emersa, durante i lavori, una pavimentazione a mosaico che è stata subito ispezionata dall'archeologo dell'Acea che segue gli scavi.

Quello che è emerso è un complesso formato da quattro ambienti, con costruzioni del I e II secolo alle quali si sovrappongono altre risalenti al IV secolo d.C. con ricche decorazioni marmoree. Lo scavo è stato completato grazie a un finanziamento della Soprintendenza. I quattro ambienti rinvenuti si sono tuttavia rivelati di difficile interpretazione, “un vero enigma archeologico”. Non è chiaro infatti se si tratti di una villa oppure di un edificio di culto, considerando che nei pressi sorge un’area sepolcrale.

Marina Piranomonte, archeologa della Soprintendenza Speciale di Roma e direttrice dei lavori di scavo, ha infatti spiegato che “tra le ipotesi c'è quella che propende per un luogo di culto con sepolture. A pochi metri da questo scavo, - ha detto l’archeologa - nell'area del mercatino di Ponte Milvio, è stata combattuta la famosa battaglia nel 312, della quale abbiamo trovato le armi in una recente campagna di scavi. L'anno dopo Costantino concesse la libertà di culto, ma nelle decorazioni di questo edificio non abbiamo trovato tracce cristiane”.

Gli scavi saranno ricoperti definitivamente "per volere dell'Autorità di Bacino del Tevere - ha detto Prosperetti - perché si trovano in un'area ad alto rischio idrogeologico”. Quella attualmente visibile, dunque, è solo una parte del complesso mentre il resto si trova sepolto sotto il Lungotevere e non raggiungibile attraverso scavi archeologici. Da qui anche l’impossibilità di comprendere la vera natura dell’edificio, che come sottolineato ancora da Prosperetti “resterà un mistero”.

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