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Alla scoperta di Ponte Flaminio

Di Nicolò Savini 30/08/2018

Alla scoperta di Ponte FlaminioPonte del viadotto, Ponte Mussolini, Ponte Flaminio. Questi, sono i vari nomi con cui negli anni, è stato intitolato il ponte che di fatto collega Corso Francia ai Parioli. Nato per esigenze logistiche, il Ponte Flaminio, ha una storia non troppo antica, fatta di crolli, ma anche di apparizioni cinematografiche. Anni 30’, boom delle automobili a Roma. Ponte Milvio non riesce più a contenere il traffico proveniente dalle zone settentrionali della città, soprattutto la Cassia e la Flaminia. Ecco che quindi, per ragioni dovute al traffico, e per avere un ponte monumentale che collegasse la città col centro come nelle altre città europee, Mussolini dà l’ordine all’architetto Brasini di costruirne uno. Inizialmente intitolato Ponte XXVIII ottobre per ricordare la “Marcia su Roma”, il Ponte Flaminio, visse di fatto sulla propria pelle la Seconda Guerra Mondiale, con i lavori iniziati nel 1943, interrotti pochi anni dopo, ed ultimati soltanto nel 1951. Lungo inizialmente 255 metri, e largo 27, e formato da ben sette arcate, composto anche in parte da sculture come aquile, cippi, fusti e colonne che rimandano al Fascismo. diventò definitivamente Flaminio dopo aver avuto anche un altro nome. Gli anni in cui veniva ultimato infatti, corrispondevano alla nascita della prima Repubblica Italiana, e a causa di ciò, gli era stato appellato il nome di “ponte della libertà”. Influenze fasciste, ma anche democratiche, hanno di fatto preceduto il nome definitivo “Flaminio”, proprio per la vicinanza con la via Flaminia. Per alcuni anni, il Ponte Flaminio rappresentava di fatto l’ingresso in città per i turisti europei e del nord Italia. Con l’avvento poi delle Olimpiadi che si svolsero poi a Roma nel 60’, ci fu l’esigenza di allungare di fatto la struttura. Ecco che, nel maggio del 1959, con immenso ritardo, vengono concluse le trattative tra il Ministero dei Lavori Pubblici, e la Società Nervi e Bartoli, per la realizzazione del viadotto di Corso Francia. 1,2 miliardi delle vecchie lire, le cifre record, che avrebbero dovuto consentire alla società, di ultimare entro il 25 agosto del 1960 i lavori, in concomitanza delle Olimpiadi. La grande organizzazione, e l’efficacia del progetto di costruzione, consentirono di ultimare i lavori in tempo del ponte che di fatto “proiettava in alto” il traffico del Villaggio Olimpico, innestandosi nel viale Pilsudski, garantendo maggiore viabilità. Nel 1962, il quinto pilone di Ponte Flaminio cedette, un prefabbricato di ferro sostituì il ponte vero e proprio, riaperto soltanto tre anni dopo nel 1964. Ponte Flaminio, può inoltre vantare anche un ruolo di “attore non protagonista” in alcune pellicole cinematografiche nostrane. Nel 1956 per esempio, compare in “Poveri ma belli” di Dino Risi; Nanni Moretti invece, percorre “In Vespa”, capitolo del suo film “Caro Diario”, il ponte almeno due volte al giorno. Come se non bastasse, e per rimanere in tema, il ponte, nel film “Made in Italy” di Nanni Loy, diventa “della vittoria”. Infine, per i più giovani, il riferimento va al film di Moccia “Tre metri sopra al cielo”, con la celebre scritta raffigurata sulla fiancata destra del ponte, durante una scena con Riccardo Scamarcio. Fascismo, democrazia, film e sport. Il Ponte Flaminio può vantare tante sfaccettature, aneddoti e riferimenti ad epoche storiche della storia italiana e romana. Tanti nomi, tante vicende, tante epoche, ma alla fine un ponte solo: questo è Ponte Flaminio.

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