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Ricordare Giovanna Reggiani pensando a Desiree. Fallimento di un modello culturale e politico

Di red/comunicati 30/10/2018

Ricordare Giovanna Reggiani pensando a Desiree. Fallimento di un modello culturale e politicoA undici anni dalla tragedia che sconvolse la Capitale ricorderemo la tragica scomparsa della sig.ra Giovanna Reggiani nel 2007, dopo due giorni di agonia in ospedale, a seguito di aggressione e stupro da parte di uno sbandato che viveva accampato vicino alla Stazione appena inaugurata di Tor di Quinto e che la aveva aggredita in una strada priva di illuminazione che portava ai treni.

Lo faremo alle ore 11,00 del giorno giovedì 1 Novembre apponendo, come consuetudine, una corona di fiori nel luogo dell’aggressione e presenziando nei luoghi della memoria, partendo dalla rotatoria di Via Camposampiero per terminare presso la targa apposta alla Stazione di Tor di Quinto.

Certamente però quest’anno la cerimonia avrà un significato diverso in quanto i fatti avvenuti a San Lorenzo con la tragica morte della piccola Desiree Mariottini non possono che far ripiombare la città col pensiero a undici anni prima, nonostante da anni noi gridassimo inascoltati le parole “MAI PIU”.

Le due tragedie hanno matrice, cause e responsabili assolutamente coincidenti. Si tratta di omicidi in cui la pubblica amministrazione ha una gravissima responsabilità per omissione di controllo del territorio. Il quartiere abbandonato a sé stesso di San Lorenzo, modello multiculturale da sempre della Roma progressista, come la mastodontica Stazione di Tor di Quinto, troppo frettolosamente inaugurata in chiave preelettorale, restano vere e proprie “cattedrali nel deserto” di una politica troppo attenta all’immagine e alla facciata che alla sostanza e alla sicurezza dei cittadini. Due donne, stuprate ed uccise perché donne, laddove la loro fragilità è stata amplificata dalla mancanza dello Stato che ieri ha creato una infrastruttura inaccessibile in sicurezza (senza illuminazione) e oggi ha tollerato la generazione di un ghetto di spaccio in un edificio abbandonato nel centro della città, in entrambi i casi in margine dei quartieri della “Roma bene”. Due situazioni in cui gli assassini, Romulus Mailat ieri e i richiedenti protezione internazionale oggi, non avrebbero dovuto trovarsi, se non a causa di quella cultura della “tolleranza a tutti i costi” che è il vero “lucido e consapevole” mandante di entrambi gli omicidi. Le motivazioni dei “giustificazionisti” sono le stesse di sempre. Questi fatti, secondo loro, non avrebbero potuto essere previsti e impediti, ma sarebbero fisiologici e di destino, in una società però, aggiungiamo noi, che intende la gestione della Pubblica Amministrazione, ma anche dei Flussi migratori, come “mera accettazione di eventi esterni”. Questa idea dell’Amministrazione e della Politica è il vero limite culturale ed ideologico che ha ridotto la “Città Eterna” nelle attuali condizioni, messa a sacco a rotazione dai “moderni barbari”, che si sono identificati nei costruttori senza scrupoli, negli enti di lucro-sociale e nei clandestini-sbandati, tutti collusi politicamente con chi ha amministrato nel tempo l’Urbe.

E' quanto dichiarano in una nota gli esponenti di Fdi-An, Fabrizio Ghera capogruppo in Regione Lazio, Andrea De Priamo, capogruppo in Campidoglio e Giorgio Mori responsabile del Dipartimento Immigrazione di Fdi Roma, nonchè Consigliere in XV Municipio.

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