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WCF: la Dichiarazione finale sollecita l’impegno delle istituzioni per i diritti e la dignità di bambini e donne

Di red/comunicati 01/04/2019

WCF: la Dichiarazione finale sollecita l’impegno delle istituzioni per i diritti e la dignità di bambini e donneNella tre giorni del Congresso Mondiale delle Famiglie che si è tenuto a Verona dal 29 al 31 marzo 2019, sono emerse delle esplicite e concrete richieste.

“Verona, la città dell’amore, ha dimostrato davvero di essere la prima Città per la Vita e per la Famiglia – hanno dichiarato il presidente Toni Brandi e Jacopo Coghe – Abbiamo ribadito i valori previsti dalla Costituzione ed espressi dal diritto naturale e, dopo il Family Day, abbiamo rilanciato il nostro ruolo per il bene comune sollecitando le istituzioni ad un’attenzione che non sempre è stata all’altezza. Non ci sono solo i diritti a senso unico, ma i diritti di tutti, soprattutto quelli dei più deboli. La vera forza infatti non si misura da chi hai sconfitto, ma da cosa hai protetto”.



La Dichiarazione di Verona, adottata per acclamazione a chiusura della manifestazione, contiene una domanda forte emersa dal tavolo sulla demografia: “Perché la UE prevede fondi salva-stati che, nella pratica sono salva-banche e non istituisce un fondo salva-famiglie”, hanno dichiarato gli organizzatori del Congresso, Toni Brandi e Jacopo Coghe.



Tra le richieste della Dichiarazione di Verona: il riconoscimento della perfetta umanità del concepito; la protezione da ogni ingiusta discriminazione dovuta all’etnia, alle opinioni politiche, all’età, allo stato di salute o all’orientamento sessuale; la tutela delle famiglie in difficoltà economiche, specie se numerose, e delle famiglie rifugiate; il contrasto all’inverno demografico, tramite leggi che incentivino la natalità.



Il documento ritiene altresì “urgente” e “inderogabile” il perseguimento di ulteriori obiettivi, quali il contrasto alla pratica dell’utero in affitto tramite una rogatoria internazionale e la protezione dei minori, a partire dai loro diritti a non diventare oggetti di compravendita, di abusi sessuali e pedopornografia e a ricevere un’educazione che non metta in discussione la loro identità sessuale biologica e non li induca a una sessualizzazione precoce.



La Dichiarazione di Verona prosegue, sottolineando l’urgenza della tutela dei diritti delle donne, dal ricevere valide alternative all’aborto, alla protezione dallo sfruttamento sessuale e dalla pornografia, alla parità di trattamento salariale, fino alla conciliazione tra lavoro e maternità, attraverso più lunghi congedi parentali e - per chi lo desidera - flessibilità, part time o telelavoro. Le madri che scelgano di dedicarsi esclusivamente ai figli e alla famiglia, aggiunge la Dichiarazione, andrebbero tutelate con una remunerazione adeguata per il lavoro casalingo, laddove lo stipendio del coniuge non sia sufficiente per un’esistenza libera e dignitosa.



Ulteriori punti del documento riguardano il radicale contrasto alla diffusione e alla legalizzazione di ogni tipo di droga e la difesa del diritto dei genitori alla libertà di scelta educativa per i propri figli (art. 26 Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo), specie riguardo la sfera sessuale e l’affettività.

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