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Ferrovia Roma nord-Viterbo: decisioni importanti entro l'anno

Di Francesco Tabarrini 26/11/2019

Ferrovia Roma nord-Viterbo: decisioni importanti entro l'annoSettimane cruciali per il destino della tratta ferroviaria Roma Nord- Viterbo. Negli ultimi giorni, infatti, la linea che collega il quadrante settentrionale della Capitale con Viterbo, servendo tantissimi Comuni limitrofi, si trova al centro dell’attenzione visti i recenti sviluppi che, in pochissimo tempo, hanno portato dalla notizia dall’imminente chiusura della linea verso il rilancio con un investimento importante da parte della Regione Lazio. E’ di pochi giorni fa, infatti, la notizia dell’approvazione da parte della Giunta Regionale di un corposo progetto che vede la messa in sicurezza e la sistemazione dell’intera tratta a fronte di un costo di ben 380 milioni di euro. Si tratterebbe della seconda opera più grande nel Lazio, dopo la realizzazione della Metro C. L’azione della Regione sarebbe arrivata però soltanto in extremis, visti i numerosi richiami ad intervenire da parte dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria che, proprio lo scorso 14 ottobre, aveva inviato l’ultimatum alla Regione affinché mettesse in campo i dovuti accorgimenti per i controlli sulla sicurezza, pena la soppressione di una parte della tratta (Montebello-Viterbo). Proprio a questo proposito, oltre allo stanziamento dei fondi, sarebbe stato istituito- fanno sapere dall’Assessorato regionale alla Mobilità- un osservatorio permanente di vigilanza con il coinvolgimento di tutti i Comuni interessati. La Roma Nord-Viterbo è una linea ferroviaria a binario unico, con passaggi a livello non custoditi, che ogni giorno effettua 180 corse trasportando 75mila passeggeri. Gli interventi, dunque, saranno incentrati sul raddoppio del binario, l’inserimento di nuove tecniche di monitoraggio della sicurezza e l’aumento delle corse con l’introduzione e il recupero di nuovi treni con l’obiettivo di trasformare una tratta “zoppicante” in un servizio ecologico, sviluppato ed efficiente per un numero sempre maggiore di fruitori. Il tutto, poi, con il passaggio di consegne che porterà il controllo delle infrastrutture e della gestione da Atac a Astral e Cotral. Quelle che sembrano tutte ottime notizie, però, non sembrano convincere più di tanto chi la ferrovia la conosce bene e ha visto, nel tempo, l’evolversi della sua situazione da “spettatore” -non troppo- privilegiato: i pendolari. Chi utilizza tutti i giorni la linea Roma Nord- Viterbo, infatti, conosce bene le criticità che la interessano: dalle corse soppresse ai ritardi, passando per vagoni fatiscenti e stazioni dimenticate. Si pensi che solo poco tempo fa, infatti, si era fatta avanti addirittura l’idea- paventata da alcuni partiti di opposizione in Regione- di richiedere il commissariamento della tratta al Gruppo delle Ferrovie Italiane visto l’immobilismo della Giunta che dal 2011 non finanziava l’opera. Proprio per questo, alcuni comitati di pendolari affiancati dalla presenza di personalità politiche e sindaci locali hanno organizzato una manifestazione per chiedere spiegazioni alle istituzioni e avere certezze una volta per tutte, per scongiurare il rischio della chiusura della tratta. L’evento ha avuto luogo lo scorso 16 novembre presso Piazza del Popolo e ha visto la partecipazione anche dell’Osservatorio Regionale sui Trasporti e di un delegato dell’Assessorato alla Mobilità della Regione Lazio. Tante persone che sventolano cartelli con i nomi delle località servite dalla Roma Nord-Viterbo che rischiano, con la sua chiusura, di rimanere tagliate fuori. Riano, Morlupo, Sant’Oreste, Viterbo ma anche Labaro e Piazzale Flaminio, solo per citarne alcune. “Insieme per chiedere interventi decisi per potenziare la tratta e non per chiuderla” è lo slogan dei partecipanti. «La Regione e Atac si dimenticano sempre delle periferie e dei piccoli borghi, sono anni che chiediamo un adeguamento,- continuano i manifestanti- è impensabile, ad esempio, che dopo le 18 non ci siano più collegamenti tra Roma e Viterbo». Inoltre, un altro punto chiave della questione è rappresentato dalle serie conseguenze che la soppressione della linea ferroviaria produrrebbe sulle arterie stradali che si ritroverebbero a quel punto totalmente congestionate da un volume di traffico insostenibile. Vittima principale di questo scenario sarebbe il quadrante nord della Capitale e il XV Municipio con le consolari Cassia e Flaminia che si ritroverebbero all’improvviso inservibili. Proprio a questo proposito è intervenuto il minisindaco Simonelli che, prendendo la parola, si è schierato dalla parte dei pendolari: « è allucinante pensare di chiudere una ferrovia quando si sente parlare dappertutto della necessità di sviluppare forme di mobilità sostenibile. Il Municipio XV è pieno di stazioni di scambio ed il pericolo di saturazione delle strade è serio e reale». Anche la Regione Lazio, dal canto suo, afferma con sicurezza di non volere chiudere la tratta e che, al contrario, è già pronta a riaprire i cantieri per dare inizio agli interventi richiesti. Respinte, poi, anche le accuse di immobilismo. «Nel 2011 non avevamo un soldo- dichiara Nicola Passanisi della Segreteria dell’Assessore alla Mobilità- e dal 2014 abbiamo lavorato per trovare tutti i fondi necessari. Entro la fine del mese riapriremo i cantieri per il raddoppiamento del binario e saranno recuperati e resi operativi 4 nuovi treni entro febbraio 2020. I tempi per la conclusione degli interventi sono stimati in 2 anni e intanto sarà portato avanti l’iter per il passaggio di competenze da Atac a Astral e Cotral e per la prima volta sarà davvero la Regione ad avere in mano la situazione. Durante tutta la durata dei lavori saranno garantiti autobus sostitutivi ma sarà fondamentale la collaborazione con tutti gli enti locali». Infine però, nonostante le rassicurazioni, i pendolari non si sentono ancora soddisfatti. Non bastano più le promesse per recuperare la fiducia persa dopo anni di evidente disservizio. I comitati chiedono più coinvolgimento nelle decisioni da parte della Regione e la partecipazione ad un tavolo tecnico da fissarsi il prima possibile insieme alla pubblicazione di un cronoprogramma degli interventi. “Più vigilanza e più informazioni” sembra essere dunque la base su cui riallacciare i rapporti. Di sicuro c’è molta strada da fare ma un punto di partenza potrebbe forse già trovarsi durante il tavolo tecnico con Astral e Atac previsto per l’11dicembre 2019.

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