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Cassia - Intervista a Giacomo Perini, Cavaliere dell'Ordine a 23 anni: come lotto contro la malattia

Di Chiara Villani 28/12/2019

Intervista a Giacomo Perini, Cavaliere dell'Ordine a 23 anni: come lotto contro la malattiaGiacomo Perini è uno dei 32 cittadini italiani ai quali, alla fine del dicembre scorso, è stata conferita l'Onorificenza al Merito della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella; eletto Cavaliere dell’Ordine "per la sua straordinaria testimonianza in prima persona della forza e delle difficoltà proprie dei pazienti oncologici", il ventitreenne romano è la testimonianza che, reagendo con forza e tenacia, dalla malattia non solo ci si possa rialzare ma che addirittura, da questa, si possa far nascere un impegno sociale volto all’inclusione degli altri malati.
La storia di Giacomo è segnata da una lotta contro la malattia a più riprese, ma in cui il giovane non si è mai arreso: a soli 18 anni, mentre frequentava l'ultimo anno delle superiori presso il liceo Gaetano De Sanctis di via Cassia, ha scoperto di avere un osteosarcoma ad alto grado al femore della gamba destra, una rara forma di tumore; da lì, un primo lungo ciclo di chemioterapia e un'operazione per sostituire il femore con una protesi, poi una recidiva alla gamba e un'infezione che hanno costretto la sofferta decisione dell'amputazione dell’arto inferiore. In poco tempo si sono susseguite ancora altre complicanze. Sebbene costretto ad abbandonare l'equitazione, sport che praticava a livello agonistico, ha proseguito l’attività sportiva anche a seguito dell’amputazione, ed oggi è un atleta della Nazionale paralimpica di canottaggio. Non solo sport, ma anche istruzione: Giacomo Perini attualmente studia Scienze Politiche all'Università degli Studi di Roma Tre ed incontra i ragazzi nelle scuole per diffondere la propria storia. Ha inoltre pubblicato un libro, “Non siamo immuni: la vita è meravigliosa”, a cui è seguito il docufilm "Gli anni più belli", ed ha realizzato uno spettacolo teatrale, “I fuori sede”, il cui ricavato è stato devoluto ad associazioni di malati di tumore.
Grazie alla sua gentile disponibilità e alla sua propensione nel condividere la propria esperienza, lo abbiamo intervistato sia per farci raccontare le emozioni che il conferimento del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana ha scaturito in lui, nonché porgli alcune domande riguardo il suo rapporto con il nostro territorio e sui suoi programmi per l'anno nuovo.
Giacomo, cosa vuoi dirci in merito all'onorificenza di cui il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ti ha recentemente insignito?
"Ricevere quest'onorificenza mi ha fatto emozionare per la prima volta in 23 anni di vita; provo un grande senso di responsabilità e soprattutto la volontà di rappresentare al meglio i pazienti oncologici; infatti è stata presa la mia storia come esempio, ma ritengo che ciascuna storia segnata dalla malattia porti dentro di sé coraggio ed un messaggio importante per tutti quanti. Come ha giustamente detto il presidente della Repubblica, io sono riuscito ad affrontare la malattia attraverso lo sport: questo, soprattutto dopo l'amputazione, mi ha permesso di dare un senso a ciò che mi era successo, che è stato molto difficile da accettare a 20 anni; mi ha permesso di conoscere il mio nuovo aspetto fisico e di accettarmi; lo sport è stato una palestra di vita che mi ha insegnato ad affrontare le cadute, prenderle non come la fine bensì come il punto da cui ripartire, capendo dove è necessario migliorarsi."
A noi di Zona piace evidenziare come ogni tematica che trattiamo sia strettamente connessa al territorio; puoi dirci come questo ha fatto parte del tuo percorso e se ti ha aiutato?
"Il territorio, soprattutto a livello scolastico, è ben collegato alla mia storia: il primo anno della malattia è infatti coinciso con l'anno della maturità; ho frequentato il quinto anno al Liceo Gaetano De Sanctis, ed il supporto delle professoresse, delle bidelle e degli amici è stato fondamentale; il liceo è stato un punto di riferimento molto importante, non l'ho più visto come un'imposizione allo studio ma come un'evasione dalla malattia: ogni volta che finivo un ciclo di chemio, che facevo a Bologna, tornavo a Roma e il mio primo pensiero era cercare di andare a scuola e studiare. Era un momento di normalità."
In conclusione, Giacomo ci ha raccontato dei suoi progetti futuri e del nuovo libro che sta preparando:
"Nel mio primo libro, che ho scritto progressivamente durante il primo anno di malattia, racconto il mio processo evolutivo a seguito di tale avvenimento. Ora sto scrivendo un nuovo libro che uscirà nel 2020, ancora non ne è stata stabilita la data precisa, che tratta sempre della mia esperienza personale e di come da un evento negativo possa nascere qualcosa di bello. Non ho la pretesa di raccontare nulla di speciale ma spero di far ritrovare nella semplicità di un racconto la forza ed il coraggio che molte persone non riescono a trovare."

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