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Cassia - BULLISMO E COLTELLI, EPISODI SPORADICI NELLE SCUOLE MEDIE DEL XX MUNICIPIO

Di Sandro Saba 18/05/2009

BULLISMO E COLTELLI, EPISODI SPORADICI NELLE SCUOLE MEDIE DEL XX MUNICIPIOColtelli, atti di bullismo e violenza quasi ogni giorno dalle scuole e dalle strade della capitale. Questo ci mostrano giornali e telegiornali. Siamo dunque andati a verificare se lo stesso panorama fosse riscontrabile nella nostra zona. Da interviste di studenti e professori il dato che emerge è quello della sostanziale inconsistenza del fenomeno della violenza fra ragazzi, che tanto sta spaventando alcuni quartieri di Roma. Dopo la ricomparsa dei coltelli anche fra ragazzi in tenerissima età, l’allarme sociale si è fatto di particolare rilievo, ma il fenomeno non pare interessare le nostre scuole medie. Siamo andati a prendere il polso della situazione nei principali istituti della Cassia (scuole medie Buozzi, La Giustiniana, Sesto Miglio, Nitti): al più si parla di scaramucce tra compagni di classe, da ricondurre a quella fisiologica irrequietezza che caratterizza le giovani generazioni.

Il punto di vista dei ragazzi. «La situazione è tranquilla», affermano serenamente i ragazzi della Buozzi. «Serio bullismo non ce n’è, al limite qualche micro rissa ogni tanto, ma fatta di spintoni, che nella peggiore delle ipotesi si è conclusa con una nota dei professori». Ogni tanto una promessa di resa dei conti al di fuori della scuola, alla fermata dell’autobus, ma più formulata per il gusto di pronunciare parole forti, che con la reale intenzione di dare seguito alle parole con i fatti. «La cosa più violenta che ho visto in questa scuola? Beh, volare qualche pizza (schiaffone, ndr)» ci spiega con pittoresco linguaggio una ragazza. Neppure del più tradizionale nonnismo alcuna traccia: se c’è qualcuno che prende in giro, paradossalmente sono proprio i ragazzi di prima, spiega un alunno di terza media. Il linea con quanto rappresentato dai ragazzi della Buozzi anche le parole degli alunni della scuola media La Giustiniana. «Coltelli? Mai visti!» rispondono sorpresi della domanda alcuni studenti intercettati alla fermata del bus. «I più agitati sono i ripetenti, quelli un po’ più grandi che fanno delle loro età un motivo per spadroneggiare. Ma non si è mai arrivati a vere e proprie forme di bullismo. Ogni tanto è capito che alcuni si siano attaccati anche fisicamente. La cosa, però, non ha preso la piega di un fenomeno allarmante». Anche chi fuma, si atteggia da grande, fa battute sulle proprie capacità di amatore (che Rodolfo Valentino si sia reincarnato proprio alla Giustiniana?), sembra assolutamente di nessuna offensività. Unico appunto da farsi, è quanto affermato da alcune ragazze, che parlano di accanimento – verbale tuttavia – su alcuni compagni più disagiati, affetti da patologie dell’apprendimento che ne fanno un bersaglio facile della cattiveria gratuita che, purtroppo, caratterizza la giovane età (da sempre). I ragazzi della Nitti, invece, hanno qualche episodio in più da raccontare: l’anno passato un ragazzo, colpevole di non aver voluto consegnare i soldi della merenda (come da copione), è stato punito con l’immersione ripetuta della testa nel water di uno dei bagni della scuola: inutile dire che la direzione scolastica ha preso i dovuti provvedimenti contro l’autore della vessazione. Viene sottolineato, comunque, un dato importante: «siamo molto controllati» afferma uno studente, «per cui certe cose non si ripetono facilmente. Tuttavia c’è una fitta cortina di omertà. Molti degli studenti importunati non si confidano con i professori, per paura di apparire come dei deboli». La conseguenza è che molte cose rimangono un segreto fra gli alunni, di cui è sacrilegio parlare con gli adulti.

La risposta dei professori ai disagi giovanili. Alla scuola media La Giustiniana parlano di una «situazione tranquilla», rispetto agli anni passati. «Tutto dipende dalla presenza di elementi irrequieti, che tendono poi a trascinare tutta la classe. Quest’anno, però, non abbiamo registrato alcun problema. I casi gravi, poi, vengono risolti con la pazienza dei professori che si adoperano per l’integrazione dei ragazzi più particolari, anche con l’ausilio di una bravissima psicologa che, con il suo centro di ascolto, dà un prezioso aiuto al corpo docente». Anche alla scuola Sesto Miglio vengono formulate osservazioni di questo tipo. «Dipende tutto dalle classi, per cui un anno la situazione può essere tranquilla e quello successivo un inferno» ci spiega una professoressa. «Il nostro istituto di appartenenza (via Vibio Mariano) conta moltissimi studenti, nelle elementari e medie. Inoltre i nostri ragazzi sono delle più disparate origini etniche: basti pensare che ci troviamo a ridosso di Largo Sperlonga. Tuttavia l’integrazione funziona, tolte alcune eccezioni che, però, confermano la regola. Bisogna ringraziare gli psicologi nonché i professori di sostegno, che intervenendo nei casi più critici, evitano che si formino situazioni di scontro e sopraffazione». Il ruolo degli psicologi, dunque, manifesta tutta la sua importanza. «Abbiamo degli psicologi che lavorano sulle classi, soprattutto le seconde, che sono quelle più problematiche» spiega la professoressa Abbondanza, dirigente scolastico del complesso via Maratona-via Nitti. «E’ importante tracciare il profilo psicologico della classi, coinvolgendo anche i genitori. Lavoriamo molto sull’intelligenza emotiva: l’inquietudine blocca i ragazzi nella socializzazione e nell’apprendimento. Abbiamo imparato ad intervenire prima che certe cose avvengano, a sedare potenziali conflitti: purtroppo esistono ancora situazioni in cui i ragazzi possono sfuggire a tale controllo. Si tratta di quegli spazi dove la presenza del personale della scuola è meno o per nulla presenta (es. bagni o addirittura al di fuori della scuola). Da quest’anno, tuttavia, abbiamo dalla nostra lo strumento del voto in condotta: anche la sola insufficienza per cattiva condotta può, infatti, determinare la bocciatura del ragazzo. Si tratta di un ottimo deterrente, da usare, com’è ovvio, con le dovute cautele».

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